Clorpirifos, finalmente se ne parla

Il 20 gennaio, durante la conferenza di presentazione della raccolta differenziata porta a porta, il sindaco Di Iorio fa un annuncio shock: 6 mesi fa dall’ospedale di Foggia, riferiscono un aumento dei tumori intestinali provenienti da Torremaggiore, 8 casi su 10. Si istituisce un gruppo di controllo (non ufficiale) che riscontra nei cibi una presenza anomala di clorpirifos etile, un fitofarmaco molto tossico. Al che, il sindaco giunge all’annuncio di volerne vietare la vendita. Non per punire ma per tutelare la salute dei cittadini e l’economia della città, avendo saputo che alcune partite di olio sono state rimandate indietro dalla Toscana. La notizia è stata riportata da me sul quotidiano “L’Attacco. Il sindaco Costanzo Di Iorio

E così è scoppiata la “bomba”. I cittadini sono divisi tra coloro che sostengono la scelta del primo cittadino di fare un annuncio così eclatante e gli agricoltori e gli addetti ai lavori che giudicano sciagurata la mossa del sindaco, in quanto deleteria per il mercato già fragile. In particolare molte critiche provengono dai produttori di olive e olio d’oliva. Quello che il sindaco ha detto però non riguarda solo le olive, bisogna sottolineare che il suddetto gruppo d’indagine, riferisce il sindaco, ha fatto ritrovamenti in generici prodotti agricoli di uso comune, la contaminazione dell’olio è semplicemente più facile perchè la sostanza sotto accusa è liposolubile. Ciò che ha lasciato intendere Di Iorio quindi non è stato che l’olio è avvelenato, ma che il clorpirifos, usato anche in altre colture, danneggia pesantemente l’uomo e l’economia, anche nei terreni in cui non è utilizzato. Ricordo che il clorpirifos è pericolosissimo, e tale pericolosità è riconosciuta dalla legge che ne vieta l’uso o lo consente in limitatissimi casi. L’allarme non è recente, la regione Puglia ha diramato a maggio scorso una circolare (circolare 22/5/2013) per allertare gli operatori.

Se davvero ci sono tracce di veleno nei cibi, non bisogna prendersela con chi dirama l’allerta ma con chi viola la legge e inficia il lavoro e l’impegno di chi opera correttamente. È comprensibile la preoccupazione dei produttori ma dovrebbero denunciare la cattiva condotta dei colleghi che fanno un uso criminale (illegale) del clorpirifos, piuttosto che puntare il dito contro chi denuncia gli abusi. L’atteggiamento omertoso è sempre nocivo e a lungo andare più distruttivo di una denuncia tempestiva. Sarebbe ancor più nell’interesse dei produttori virtuosi combattere il fenomeno. pesticidi

E poi vorrei aggiungere una considerazione: quante volte ci è capitato di assistere a condotte sconsiderate da parte di alcuni contadini? Sversamento di residui di sostanze chimiche nei canali  di scolo o peggio, per strada, lasciando deliberatamente aperti i contenitori; lavaggio di cisterne usate per il trasporto dei fitofarmaci, per le strade della città… Non proprio comportamenti responsabili. In effetti sarebbe meglio togliere dal mercato i prodotti tossici e inquinanti piuttosto che rischiare di ritrovarceli sulle tavole, negli alimenti. Se questa denuncia puo’ servire a sensibilizzare tutti, non solo gli olivicoltori, ben venga. La mentalità del non-dire è cieca e rovinosa. Chi sa, denunci.

Per approfondimenti: clorpirifos etile

Cinzia Celeste

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One thought on “Clorpirifos, finalmente se ne parla

  1. Aggiungerei al commento sopra citato che prima di creare certi allarmismi e additare sui prodotti agricoli e in particolare sul trattamento di olive ed olio si dovrebbe provvedere a sanare tutti quegli scarichi abusivi di lavaggi di cisterne e rifiuti che, facendoli negli scarichi di cunette vanno a riversarsi nei terreni circostanti il paese. Ci si è mai chiesto che fine fanno le acque di rifiuto delle ns. aziende trasformatrici, dei lavaggi di auto, e potrei citarne ancora altri nonostante abbiano i vari depuratori. Gli organi preposti ai controlli hanno mai attivato un controllo per la qualità degli scarichi che ci sono nella nostra città. Verifichiamo questo e poi parliamo di qualità del ns. olio e dei ns. prodotti agricoli, ma facciamolo con persone competenti e del settore che abbiano almeno un po’ di cultura sui nostri prodotti agricoli. Non penalizziamo un prodotto che per decenni ha servito le tavole degli Italiani, si dico Italiani perché i nostri produttori per crearsi quella credibilità che hanno raggiunto, almeno sull’olio di oliva di Peranzana e lo dico con la lettera maiuscola ha dovuto e deve tutto alla propria iniziativa in quanto non c’è mai stato un intervento da parte degli organi preposti per promuovere il ns. prodotto che direttamente o indirettamente(vedi i vari industriali e commercianti che durante il periodo di raccolta vengono ad approvvigionarsi del ns. prodotto che poi viene spacciato per i tanto decantati prodotti Toscani, e di altre regioni) arrivano sulle tavole degli Italiani

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