Il 16 giugno 2014 la presentazione ufficiale del video documentario UN’UTOPIA POSSIBILE: GHETTO OUT

 E’ prevista per lunedì 16 giugno alle ore 18 presso L’Art Village di San Severo  la presentazione ufficiale del video documentario UN’UTOPIA POSSIBILE: FUORI DAL GHETTO realizzato dagli studenti del Liceo Rispoli-Tondi di San Severo in collaborazione con l’ Art Village ed il sostegno degli amici di Casa Sankara – Ass. Ghetto out la voce dei migranti , dell’associazione Libera Nomi e Numeri contro le Mafie, della Flai Cgil,  della Cooperativa L’Albero del Pane, della Caritas Incontro  e di tutti coloro che fanno parte della Rete Ghetto Out.

Il documentario, che parte da un percorso di studio ed approfondimento  realizzato da alcuni studenti circa la grave situazione di sfruttamento e miseria presente nella baraccopoli nota ai più come “Ghetto di Rignano” , analizza, attraverso la voce dei protagonisti,  le condizioni di vita disumane  del Ghetto  e descrive il tentativo di rispondere a questa ingiustizia umanitaria attraverso la creazione di una rete  di cittadini ed istituzioni denominata “Ghetto Out”, che si propone come obiettivo quello di chiudere il Ghetto e favorire la nascita di ecovillagi sostenibili  improntati alla legalità, all’autoproduzione ed all’autocostruzione, di cui è un esempio sperimentale Casa Sankara, un ex albergo diffuso situato non lontano dal famigerato Ghetto.

Scrivono a tal proposito gli studenti/autori:

“L’obiettivo principale di questo documentario è far conoscere la realtà presente nel Ghetto di Rignano e tentare di trasformare il documentario stesso in uno strumento che si pone come scopo la divulgazione di informazioni utili riguardanti questo argomento per favorire la chiusura del Ghetto e la nascita di un’alternativa, casa Sankara.”

Un documentario che parla di speranza e lo fa attraverso le parole dei protagonisti del presente e del futuro. Questo lavoro, realizzato  anche grazie alla collaborazione del Cantiere delle Arti di Art Village ed in particolare del percorso di Giornalismo Partecipativo,  ha permesso a studenti del territorio di divenire essi stessi parte della rete Ghetto Out, attori dell’informazione e promotori di cambiamento, proprio nell’ottica della cittadinanza attiva e del giornalismo civico.

Il giorno 16 giugno  sarà anche l’occasione per tutta gli intervenuti di poter dibattere e confrontarsi seriamente e serenamente sul tema del “Ghetto” e dell’accoglienza delle persone migranti, in un clima costruttivo e di dialogo, necessario in questo particolare momento storico. Infatti dopo la proiezione del  documentario è previsto un forum con i protagonisti della “Rete Ghetto Out” e con quanti vorranno intervenire.

L’appuntamento è dunque fissato per il giorno 16 giugno alle ore 18,00 presso il centro Accoglienza Art Village, sito in via Castelnuovo al km 1 in San Severo (Fg)

Francesco D’Andrea

LOCANDINA 16 GIUGNO WEB

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One thought on “Il 16 giugno 2014 la presentazione ufficiale del video documentario UN’UTOPIA POSSIBILE: GHETTO OUT

  1. Vi mando uno stralcio di “Appendice documentaria” relativa al cosiddetto ghetto di Rignano, di cui parlai nel mio intervento al Memorial Day su Sacco e Vanzetti dello scorso anno. L’intervento è ora compreso nel mio libro “Dedicato a Torremaggiore”
    APPENDICE DOCUMENTARIA

    Ecco una notizia di qualche giorno fa (occultata dai media):

    Braccianti romeni tenuti come schiavi in provincia di Foggia

    «Una masseria abbandonata trasformata in un campo di prigionia per nove romeni che lavoravano come braccianti agricoli nelle campagne della provincia di Foggia. L’hanno scoperta i carabinieri che, ad Apricena hanno arrestato tre cittadini romeni con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le nove vittime, connazionali degli arrestati, erano giunte in Capitanata con la promessa di una lavoro ben retribuito. Una volta ad Apricena, invece, i tre hanno letteralmente sequestrato i connazionali, togliendogli anche i passaporti. I braccianti venivano impiegati in un’azien-da che produce pomodori: la posizione del titolare è al vaglio degli inquirenti. I braccianti venivano costantemente controllati e la sera venivano chiusi, con un lucchetto, all’interno di un vecchio casolare abbandonato senza alcun servizio igienico, senza acqua e corrente elettrica. I nove erano stati anche minacciati: se avessero provato a scappare i tre non avrebbero avuto alcuna remora “a sparargli addosso”. Dopo tre giorni di duro lavoro e di stenti e privazioni, i nove, sfondando una porta secondaria del casolare sono riusciti a scappare e dopo aver vagato tra le campagne hanno raggiunto Apricena e la caserma dei carabinieri dove hanno raccontato la loro triste e disperata esperienza.»

    O questo (già accennato nella I parte) :

    DEVI SACCHETTO, Le baraccopoli della sinistra italiana, 8.08.2013, in
    : «Alla baraccopoli di Rignano Garganico (Foggia) i migranti africani occupati nelle raccolte agricole sono già un migliaio…la Cisl, qualche giorno fa ha compreso al volo la situazione ed è già partita con 50 cause di lavoro, per quanto si guardi bene dal ricorrere all’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione che concede un permesso di soggiorno a chi, lavorando in nero e senza documenti, denuncia il proprio datore di lavoro».

    Da un successivo articolo di Marco Valli , Dentro il ghetto di Rignano, si apprende che «Il ghetto è sorto sponta-neamente più di 15 anni fa, dopo lo sgombero di uno zuccherificio dismesso che ospitava molti braccianti stranieri sfruttati nei campi del “triangolo della schiavitù”, una zona che co-pre quasi tutta la provincia di Foggia», e si è strutturata negli anni fino ad assumere la forma attuale di «villaggio» che d’inverno ospita intorno alle 200 migranti di colore, a prevalenza francofona, ma d’estate arriva a 800 ed è in continua espansione. C’è pure una moschea. All’inizio partivano in aerei, ora sui barconi. La ragione essenziale di questo prosperare alla luce del sole è che grazie ad essi si azzera del tutto il costo del lavoro e i profitti lievitano. Di re-gola la polizia non interviene perché nessuno crea problemi, secondo la regola: se non fai casino, faccio finta di niente. L’unica cosa illegale sarebbe il lavoro che è in condizioni peggiori della schiavitù, ma è prezioso per tutti, e se gli abitanti non rubano, non uccidono, ma lavorano anche in quelle condizioni, nessuno ha interesse a suscitare scandalo. In passato, documenta Frontierenews, l’assenza di acqua aveva causato la morte di diversi migranti, «affogati dentro vasconi per l’irriga-zione dove volevano lavarsi o attingere acqua.» Ora però La Regione Puglia ha fornito l’acqua potabile, tramite cisterne che vengono riempite periodicamente, solo qualche anno fa, dopo la pressione esercitata da alcune associazioni. Il lavoro nei campi di pomodori, che in estate va per la maggiore, è pagato tra i 2,50 e i 3,50 € l’ora, sempre che il “capo-bianco” (ossia il caporale) non paghi a cottimo. In media un lavoratore riesce a guadagnare 25 euro al giorno. Ma il solo tratto Ghetto-Foggia e Foggia-Ghetto gliene costa 10 ! E 1 € per ogni cassetta di olive, lavoro che dura si e no 10 giorni. A Rosar-no pagano 1 € a cassetta di mandarini e 70 centesimi per le arance.
    O ancora questo, fresco fresco dell’altra settimana (14 agosto 2013)

    Dieci ore nei campi per 20 euro. Cerignola, arrestati due caporali – In un furgone trasportavano 14 immigrati, tra i quali un bambino e due donne in gravidanza, nei campi di pomodoro: “Trattati come schiavi”
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/08/14/news/dieci_ore_nei_campi_per_20_euro_cerignola_arrestati_due_caporali-64764224/
    I carabinieri di Cerignola, in provincia di Foggia, hanno arrestato in flagrante i fratelli di nazionalità rumena Cristinel Stoican, 32 anni, e Irinel Stoican, 36, entrambi braccianti agricoli, ritenuti responsabili di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso e di sequestro di persona e riduzione in schiavitù. Grazie a una serie controlli e pedinamenti, i militari hanno bloccato in Via Don Minzoni, in pieno centro cittadino, un furgone con targa bulgara nel quale venivano trasportate 14 persone (oltre all’autista), tutte di nazionalità rumena, in condizioni igienico-sanitarie davvero precarie. A causa della mancanza di spazio molti di loro viaggiavano seduti o distesi a terra. Tra questi vi erano addirittura un minorenne di 12 anni e due donne in gravidanza. Dalle indagini è emerso che l’autista del furgone, Cristinel Stoican, stava trasportando i lavoratori nei terreni agricoli dove avrebbero raccolto pomodori per 8-10 ore ‘in nero’ per una misera paga giornaliera di 20 euro, sotto la stretta sorveglianza del loro autista/ sfruttatore. L’indagine ha dimostrato che, alla fine della giornata lavorativa, così come accadeva da circa 10 giorni, tutti i lavoratori venivano riaccompagnati a bordo del furgone e nelle stesse precarie condizioni in un’abitazione abi-tata dal fratello Irinel, nel comune di Cerignola dove, in pochissimi metri quadrati ed in condizioni igieniche altrettanto precarie, risiedevano tutti i braccianti. Questi ultimi, insieme ad altri connazionali presenti e dimoranti nella stessa abitazione, erano costretti a versare mensilmente 30 euro ciascuno per le spese d’affitto. Lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù era tale che i lavoratori erano costretti ad abitare in quelle condizioni ed era loro vietato, sotto continue minacce e uno stato di assoggettamento completo agli aguzzini, di trovare un altro lavoro, un’altra abitazione e, persino, un altro ‘caporale’. “In questi giorni – dichiara il colonnello Antonio Basilicata, comandante provinciale – i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia sono costantemente impegnati anche nel settore del lavoro nero per la tutele dei diritti umani e per far in modo che questo fenomeno particolarmente sentito in Capitanata possa essere fermato o meglio ancora debellato”.

    Immigrato muore nei campi .
    Denunciato il suo sfruttatore

    Un marocchino di 44 anni, senza permesso di soggiorno, è stato stron-cato da un arresto cardiaco a Cerignola mentre lavorava in campagna. Il proprietario del fondo è stato denunciato per sfruttamento di lavoro clandestino
    Un immigrato al lavoro
    “A testa in giù per 20 euro”, dopo anni tornano gli italiani nei campi di pomodori.
    È morto mentre lavorava nei campi di Cerignola, forse stroncato dal forte caldo. È accaduto ieri pomeriggio. Inutile l’intervento dell’ambulanza e il tentativo di portarlo in ospedale prima dell’arrivo dei soccorsi. Il proprietario del terreno, che si trova a Borgo Tressanti, R.P., 61 anni, di Cerignola, in provincia di Foggia, è stato denunciato per sfruttamento del lavoro clandestino.
    Secondo quanto accertato da agenti del commissariato di polizia di Cerignola l’uomo, Ahmed El Mardi, marocchino di 44 anni, aveva lavorato nei campi insieme a un cittadino italiano. L’improvviso arrivo di un temporale nella zona ha fatto si che i due lasciassero il lavoro, ma mentre l’italiano ha trovato riparo in una abitazione vicina, El Mardi è corso verso il proprio motorino parcheggiato nei pressi ma prima di salire sul veicolo si è accasciato al suolo sofferente. Il collega di lavoro e il proprietario del fondo agricolo hanno chiesto l’intervento dell’autoambulanza e poco dopo, seguendo le indicazioni dei sanitari del 118, hanno caricato a bordo della loro automobile il bracciante.
    Sulla strada, pochi chilometri dopo, hanno incrociato il mezzo di soccorso sul quale è stato caricato il marocchino ma i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. L’uomo è stato trasportato all’obitorio dell’ospedale di Cerignola.
    La polizia ha informato il pm di turno che ha disposto i rilievi di polizia scientifica e l’intervento del medico legale che non ha riscontrato segni di violenza o altro tanto che il magistrato
    di turno ha emesso il nulla osta alla sepoltura mettendo la salma a di-sposizione dei familiari.
    Ahmed El Mardi era privo di permesso di soggiorno. I poliziotti hanno ac-certato che la prestazione d’opera non era saltuaria ma era fornita in modo continuativo e già da tempo.
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/08/22/news/muore_nei_campi_per_il_caldo_denunciato_il_suo_sfruttatore-65137943/?ref=HREC2-2
    (22 agosto 2013)
    Reportage.

    Tra i nuovi schiavi bianchi del pomodoro pugliese. Oltre 800 italiani, secondo la Flai-Cgil, da quest’anno sono tornati nei campi del triangolo del pomodoro – Foggia, San Severo, Cerignola – per il lavoro più faticoso, quello peggio pagato, e per questo appaltato ormai da anni dai caporali ai nuovi schiavi, prima africani e poi est-europei. Si guadagnano 25 euro per una giornata di lavoro che dura anche dieci ore, ma 5 vanno al caporale per il trasporto dalla città alla campagna, andata e ritorno. C’è chi vive in stanzoni con 12 persone senza bagno, altri, più fortunati, in prefabbricati per tre euro al giorno. Gli africani, prima maggioranza, ora non sono più del 10%, la maggioranza è di rumeni, bulgari e ucraini. In totale sono almeno 15 mila. Nell’edizione delle 13,50 di RNews il videoreportage di Giuliano Foschini. Foto di Roberto Salomone.

    Questa condizione, che contraddistingue una parte di lavoratori dei settori cosiddetti in crisi ricattati e costretti alla difesa del posto di lavoro, mutatis mutandis, non è poi così diversa, almeno in termini di classe, da quella dei tempi di Lavacca e Lamedica (1949), descritta dal canto di Matteo Salvatore, cantastorie di Apricena, in Patrone mio!

    Patrone mio /ti voglio arricchire.
    Come nu chèn /i voje fatià
    Quanne sbaglie /damme li botte.
    Voje la morte /nun me caccià.
    Tenghe li figghie /ca vonne lu pèn.
    Chi ce lu daje /è lu tatà.

    Per quel che concerne l’aspetto delle istituzioni, della legge e dell’ordine pubblico nei confronti non tanto dell’immigrato quanto di ciò che costituisce un elemento di disturbo rispetto alle metodiche della cosiddetta «inte-grazione», vediamolo nel Paese dove Sacco e Vanzetti dovettero sperimentare il braccio della legge e dell’ordine, con l’immancabile ingrediente razziale

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